martedì 8 aprile 2014

RIGUARDO ALL'OPEN SOURCE E AL SOFTWARE LIBERO

Stanotte pensavo a questa cosa. Stavo riflettendo sul fatto che, in effetti, pubblicare il proprio codice sorgente corrisponde a mostrare di essere sicuri di sé e di come si sia in grado di scrivere del buon codice, senza paura di essere "smascherato", di essere preso per incompetente.

Non dico che chi lo fa è necessariamente un guru o che chi si rifiuta è un improvvisato, dico solo che pubblicare il proprio codice aggiunge certamente valore al proprio essere professionista. La qualità dei nostri programmi sta nel sorgente, non nel suo comportamento a run-time (i programmatori sanno che si può scimmiottare qualcosa senza necessariamente scrivere codice di qualità).

D'altro canto, sono anche cosciente che ci saranno sempre altri professionisti che screditeranno il nostro codice per quanto esso possa essere scritto bene. È il rovescio della medaglia: no pain, no gain.

Quest'ultima cosa mi porta a pensare che un po' di ansia da prestazione sarà in una misura o in un'altra presente tanto negli "opensource-isti" che nei "freesoftware-isti", inducendoli ad un continuo miglioramento del proprio codice sotto ogni punto di vista (design, ottimizzazione, modularità, commento, ecc...).

Questa pressione sociale porterà dunque non soltanto ad un miglioramento del software preesistente ma anche ad un miglioramento dei programmatori stessi, destinati a divenire ottimi conoscitori delle metriche di qualità del software.

A mio parere, quindi, le messe in opera del free software e dell'open source generano, a dispetto delle loro distinte filosofie di fondo, una comune convergenza verso la generazione di ottimi programmatori.